Avventura dark in una piovosa notte

Avventura dark in una piovosa notte…

nella notte dark

Erano le tre del mattino quella notte di settembre inoltrato,

guidavo rilassato, senza fretta, ricordando i dolcissimi momenti appena trascorsi con una tenerissima amica… sentivo ancora le vibrazioni delle nostre Anime e dei nostri corpi uniti nell’amplesso in un’estasi senza fine… mentre l’asfalto bagnato da una leggera pioggerellina, illuminato dai fari dell’auto, rifletteva giochi di luce danzanti mentre tutt’intorno regnava l’oscurità assoluta.

A quell’ora di notte in giro non si vedeva anima viva se non qualche amante clandestino che approfittando del buio dava sfogo alle tentazioni di desideri proibiti con incontri segreti. Tant’è che assorto nei miei pensieri ad un certo punto notai un’auto che mi superava e frenando davanti a me mi costringeva a fermarmi. Pensando che volesse qualche informazione o qualche altro genere di aiuto scendo dall’auto, lasciando il motore acceso, mi avvio verso il conducente… che nel frattempo esce dall’auto, scende anche il passeggero, ma non ci faccio caso, sto per chiedere di cosa avessero bisogno… quando il passeggero, che nel frattempo si era avvicinato da dietro, mi afferra la braccia all’altezza dei gomiti impedendomi ogni reazione.

Che strana sensazione, è come se improvvisamente mi trovassi catapultato in un’altra malvagia dimensione  con una perfida vocina che mi sussurrava all’orecchio ” ed ora? eccoti qua, bello, cocco di mamma, prova ad uscire incolume da questa situazione se ne sei capace…”  mentre in tutto il corpo i peli si rizzano, i muscoli si contraggono, la pelle si accappona e un brivido freddo corre lungo la spina dorsale.

Ritorno alla realtà

Il gentil signore che mi stava di fronte allunga la mano sinistra e mi sfila gli occhiali mentre la mano destra chiusa a pugno (ho notato un anello gigantesco con una base quadrata, recante qualche simbolo o lettere stampate, che emetteva lugubri riflessi) mi sta per arrivare dritta dritta in pieno volto.

In quelle frazioni di secondo la mente reagisce alla velocità della luce (ritorno alla realtà, analisi del rischio e, la cosa più importante, come uscirne indenne) in quegli attimi non mi sono mai chiesto chi erano quegli sconosciuti e cosa volessero.. alla vista di quel feroce anello che si apprestava a devastarmi il volto, ho avuto l’unica reazione possibile per ridurre al minimo i danni.. facendo leva sui gomiti intrappolati da due braccia forzute che si trovavano dietro di me, mi sono sollevato da terra piegando le ginocchia e facendo repentinamente scattare in avanti i piedi colpendo chi mi stava di fronte in pieno torace facendolo barcollare e arretrare di qualche metro evitando per pochi centimetri che quel dannato anello mi colpisse fra l’occhio sinistro e il naso.

Ricadendo in terra, non so come, mi sono ritrovato sopra il passeggero che mi aveva bloccato.. in quel momento la mente mi diceva.. ora non c’è tempo per pensare vai e corri come il vento alla prossima strategia ci penseremo in seguito.. e cosi con uno scatto bruciante, degno dei migliori sprinter dell’epoca, mi sono ritrovato a volare sull’asfalto in una corsa surreale verso il buio della notte.

Nella notte strategie di sopravvivenza

Sentivo la sequenza dei miei passi velocissimi e leggeri che sfioravano appena l’asfalto intriso di acqua e pozzanghere ma nello stesso tempo sentivo risuonare sull’asfalto anche i passi degli inseguitori che fortunatamente riuscivo a mantenere ad una certa distanza.. mentre il gioco di luci rossastre sull’acqua, dovute ai fanalini di posizione delle auto, si affievoliva sempre di più iniziai a pensare alla prossima strategia.. “per quanto tempo posso tenere questo ritmo indiavolato? Sul breve sono veloce, ma su lunghe distanze non credo proprio di poter tenere a lungo (tra alcool e donne.. beh! Il fisico è quello che è…) e quindi, la soluzione? “.

Mi accorsi nel frattempo che stavo costeggiando nel buio più assoluto un campo di granoturco appena tagliato, separato dalla strada da un canale di scolo dell’acqua di irrigazione e piovana, largo circa due metri e profondo uno.

Pensai.. ok! questi due non hanno intenzione di mollarmi, perciò è meglio che trovo un’alternativa prima di stramazzare al suolo esausto.. ed ecco l’alternativa.. lanciarmi a tutta velocità nel campo di granoturco superando di slancio il canale di scolo pieno d’acqua (facendo attenzione a ricadere in piedi nel campo sperando di evitare quegli spuntoni di venti centimetri “i gambi del granoturco” che rimangono nel terreno dopo la raccolta e sono pericolosi come delle lance che spuntano dal terreno.. mi troverei cosi in vantaggio.. dal buio li vedrei arrivare e sicuramente non insieme, essendo distanti tra loro, con qualche ‘chance‘ in più di cavarmela senza considerare gli alleati, ossia, i gambi di granoturco taglienti come rasoi..

Detto fatto, con un gran salto volo nel buio e atterro sprofondando alcune decine di centimetri nel campo di granoturco intriso dalla pioggia, sfiorando appena con una mano uno degli spuntoni provocandomi un leggero graffio.. mi giro verso i miei inseguitori lontani ancora una cinquantina di metri e aspetto risoluto l’ultimo scontro.

Il primo inseguitore arriva sul bordo del canale da cui ho spiccato il volo e si ferma interdetto sul da farsi.. è buio, non sa cosa c’è dall’altra parte, sa che l’effetto sorpresa che li aveva avvantaggiati è finito.. da parte mia, non lo lascerò neanche atterrare, lo colpirò in volo facendolo rotolare nel campo sperando che gli spuntoni facciano la loro parte.. poi la stessa sorte toccherà al secondo inseguitore, ormai è guerra e… guerra sia!

Considerazioni

Intanto penso a come è strana la vita.. nel giro di qualche ora, in una notte piovosa di settembre, sono passato, da: idilliaci vibrazioni dell’anima e del corpo create da quell’amplesso senza fine con una tenerissima e dolcissima amica, a: lottare strenuamente per la vita contro due energumeni che manco conosco e non ho la più pallida idea del perché vogliono compiere questo sacrificio per i loro dei, nel quale l’agnello sacrificale sarei io.

Comunque in pochi attimi (per la verità in una quindicina di minuti) sono riuscito a passare da preda indifesa a feroce predatore preparatissimo mentalmente per l’ultimo assalto e vinca il migliore!

Evoluzione finale in una piovosa notte di fine settembre

Intanto immerso nella melma tra gli spuntoni dei gambi di granoturco che sembrano rasoi nella parte in cui sono stati tagliati, osservo le intenzioni di quei due energumeni… il primo continua indispettito ad andare avanti e indietro, verso il bordo del canale, come una fiera che sente di aver perso la preda, indeciso sull’affrontare l’ignoto (il buio è micidiale per chi non lo conosce), mentre il secondo è ancora a trenta metri di distanza, dall’andatura mi sembra del tutto spompato e del predatore gli è rimasto ben poco, figuriamoci se riesce a spiccare un salto nel buio, tra l’altro potrebbe anche cadere nel canale pieno d’acqua tra le risate del mio Spirito.

Ad un certo punto lo spompato si ferma esausto, respira a fatica con la schiena curva le mani sulle ginocchia, sento il rantolo del suo respiro, chiama il suo compare per nome “Antooo… lasciamo perdere… andiamo” l’altro risponde con un grugnito e ritornano sui loro passi, verso le auto…

In quel momento ho percepito un senso di disagio, memore del fatto che avevo lasciato l’auto con il motore acceso e infatti uno sale sulla mia e se vanno sgommando… beh! In fondo non mi è dispiaciuto più di tanto… l’auto prima o poi la ritrovo mentre per la vita o parti del corpo non ho il ricambio.

Esco dal campo di granoturco (un po’ infangato, per la verità) mi dirigo verso il punto dove c’è stata la prima pseudo colluttazione con i bagliori sinistri che emanava quel lugubre anello quadrato con quell’effige di chissà quale dio dell’olimpo e nel giro di qualche minuto tastando al buio l’asfalto ritrovo gli occhiali, fortunatamente interi, sono ormai passate le quattro del mattino… quaranta minuti a piedi sotto lo scrosciare della pioggia accompagnato dal rumore dei mie passi per raggiungere casa, dormire due ore prima che la sveglia indichi il ritorno alla realtà.

Tutto questo accadde, senza sapere mai il perché, in una notte piovosa di settembre degli anni ’70 in quel di Eporedia (Ivrea).  — (LV) —

Ivrea la bella (Giosuè Carducci)

Ivrea la bella che le rossi torri specchia sognando a la cerulea Dora nel largo seno, fósca intorno è l’ombra di re Arduino…

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